Io sono Simona e soffro soffrivo di disturbo da alimentazione selettiva, detto ARFID ma anche SED. Se siete capitati su questo post per sbaglio ma volete saperne di più cliccate qui.

Prima che mi si accusi di clickbaiting ci tengo a precisare che non mi ritengo guarita al 100%, mi manca ancora una categoria di cibi da inserire nella mia dieta, la frutta, ma ripongo grande fiducia nelle mie capacità e sono certa che a breve riuscirò a combattere anche questa ultima fobia.
Ora che ci siamo chiariti possiamo iniziare questo viaggio nella mia testa, si perchè la testa sarà lo scenario di quasi tutta la storia, quando arriveremo alla pancia saremo già in vista del traguardo.

Quando scrissi il primo articolo sull’argomento non pensavo che sarebbe diventato il più letto del nostro piccolo blog, in tanti dopo averlo letto mi hanno scritto per chiedermi: E allora? Come continua la storia? A tutti ho risposto con lunghissime email, così lunghe che alcuni si sono spaventati e non mi hanno più scritto, così anche per voi lo dirò subito all’inizio dell’articolo: non si tratta di ipnosi, medicine o trucchi di magia, sono guarita sfidandomi ogni giorno e studiando tanto il mio corpo.

La prima cosa da dire è che io volevo e voglio guarire, ho sempre pensato al mio disturbo alimentare come il mio più grande difetto, una vergogna che non mi avrebbe mai lasciato. Il mio percorso è iniziato con la scoperta dell’esistenza dell’arfid, che ha mutato istantaneamente la visione di me stessa, non ero più un’anomalia inguaribile, facevo parte di un’insieme di persone accumunate da sintomi e cure, è stato uno shock.

Su facebook esistono gruppi in lingua inglese ( EDIT: ne ho trovati 2 o 3 in italiano)  in cui chi soffre di questo disturbo o anche mamme di bambini che ne soffrono si sfogano. Per me è stato uno shock enorme scoprire tutte queste persone come me, ma allo stesso modo sconsiglio a chi voglia davvero guarire di “chiudersi” in questi gruppi. La mentalità al loro interno è del tipo: Siamo perfetti così come siamo, non dobbiamo guarire perchè non siamo malati!
E’ un ottimo punto di partenza, ma io mi sono sempre sentita malata e volevo guarire con tutta me stessa, quindi invece di perder tempo a crogiolarmi nei gruppi e a inveire con loro sotto foto di insalate mi sono messa a studiare.

Ho trovato tanto materiale (tutto in inglese) sull’argomento, anche gli studi di una dottoressa che correlava la comparsa del disturbo ad un problema durante il parto ovvero il cordone ombelicale arrotolato intorno al collo del neonato, cosa che effettivamente è successa durante la mia nascita. Non so quanto siano fondate queste ricerche però a me aiutato a dire: Si cavoli! Sta parlando di me! Se siete interessati l’articolo lo trovate qui.

Se cercate in rete sicuramente troverete tantissimi risultati prodotti da Felix Economakis , uno psicologo che si è dedicato alla cura dell’ARFID con l’ipnosi, io non l’ho provato ma sembra che in tantissimi abbiano tratto giovamento dalle sue terapie. Il suo studio si trova a Londra ma fornisce anche assistenza a distanza.

Vedendo i video delle sedute di ipnosi del dottor Felix ho capito che il segreto era solo dare una chance ai cibi, avvicinarli piano piano.

Così ho deciso di iniziare a provare cibi nuovi.

La tecnica personale che ho utilizzato è stata quella di partire da cibi che mi disgustavano mediamente di meno degli altri, quindi le verdure prima dei frutti, il cotto prima del crudo e poi ho privilegiato tecniche e cotture diverse da quelle a cui ero abituata.

Questo per me è un punto fondamentale: Alcuni studi fanno risalire l’ARFID ad un trauma nei primi anni di vita, i miei genitori non mi hanno raccontato di nulla di degno di nota ma quello che può colpire un neonato può passare inosservato ad un adulto, fatto sta che la mia repulsione nasce principalmente dai cibi che sono presenti nella dieta dei miei nonni ed’è proprio a casa loro che ho passato i primi 3 anni di vita. Sia chiaro che non ho nessun problema con loro, li amo e sono molto fortunata ad averli ancora con me, ma tutto ciò che abbonda nella loro dieta (pomodori crudi, insalate, cocomero, mandarini) è per me fonte di orrore, anche di panico se dovessero arrivare a toccarmi. Quindi un trucco che ha funzionato benissimo con me è stato partire da cibi che non associo ai miei nonni o comunque cucinarli in maniera irriconoscibile, per esempio attraverso la cucina indiana o cinese che io adoro.

Un esempio pratico che voglio condividere è che questo autunno ho provato il primo frutto della mia vita, ero in Portogallo e ho visto un DRAGON FRUIT al mercato, ho sentito il desiderio di provarlo e mi è piaciuto, inutile dire che mia nonna non sa neanche cosa è un dragon fruit.

dragon fruit - guarire dall'arfid - sed - alimentazione selettiva

Il dragon fruit in questione

Ho iniziato a sperimentare con cucine di tutto il mondo, inserendo piano piano verdure in modo che fossero irriconoscibili nell’aspetto e nel gusto (anche se in realtà non conoscevo il loro sapore) e riempiendole di spezie, mi ricordo che chiedevo sempre ad Angelo se il gusto che stavo sentendo appartenesse alle spezie o alle verdure, perchè non sapevo ancora distinguerli.

All’inizio per provare un nuovo cibo ci mettevo circa 3 mesi, guardavo ricette in cui era incluso, poi lo toccavo, poi lo cucinavo ma non lo mangiavo, poi mangiavo qualcosa che lo aveva toccato infine lo provavo. Quasi sempre rimanevo disgustata ma ho scoperto un meccanismo per cui dopo 1 o 2 mesi mi veniva all’improvviso voglia di riprovarlo e da lì lo aggiungevo alla mia dieta, prima in piccole dosi poi in dosi “normali”.

Naturalmente non dovete immaginare questo processo come un piacevole buffet in cui assaggiavo tutti i nuovi gusti che il mondo aveva da offrirmi e mi compiacevo, no immaginate piuttosto due lunghissimi anni, pieni di lacrime, urla, ore passate a cucinare e piatti gettati al vento. E’ un’immagine molto più vicina alla realtà.

pizza vegetariana - guarire dall'arfid - sed - alimentazione selettiva

Fermo immagine del video in cui mangio la mia prima pizza vegetariana, video mandato ad amici e parenti che si sono congratulati con me.

E’ andata avanti così fino ad aver incluso tutte le categorie di verdure, naturalmente, per esempio, una volta provato il broccolo e aggiunto alla mia dieta il cavolfiore è venuto naturale. Sono rimasti fuori dalla mia dieta i frutti, pomodori crudi e cetrioli.

Specifico che questi cibi sono ancora accompagnati dall’ARFID, lo so perché per esempio ho assaggiato le barbabietole e non mi sono piaciute, se le trovo nel piatto le mangio controvoglia o le scanso, se avessi dei pomodori crudi nel piatto non lo toccherei e sarei anche tentata di allontanarlo da me.

Ed eccoci arrivati alla pancia, se soffrite di questo disturbo voglio dirvi:

LE VOSTRE PAPILLE GUSTATIVE STANNO BENISSIMO, ANCHE A VOI PIACERANNO I CIBI CHE PIACCIONO AGLI ALTRI.

E anche se non dovessero farvi impazzire la vostra reazione non sarà esagerata come immaginate, niente brividi, conati o svenimenti, semplicemente non ne vorrete più.
Non c’è nulla di fisiologico che ci distingue dagli altri è tutto solo nella nostra testa.

A me alla fine le verdure sono piaciute così tanto che sono diventata vegetariana…e ho messo anche su qualche chiletto!

Adesso che ho raccontato tutta la mia esperienza rinnovo di nuovo l’invito a chiunque si senta rappresentato dai sintomi ARFID a scrivermi, la conoscenza e la condivisione sono state le mie armi in questa guerra in cui posso sentirmi vincitrice!